Informazioni generali.
Brescia è collocata sulla direttrice ferroviaria Est-Ovest del Nord Italia e oltre a costituire un importante snodo di collegamento tra Milano e Verona era dotata di un centro di smistamento e deposito merci di grande importanza. Tuttavia, la Città non fu oggetto di bombardamenti fino all’inizio del 1944.
La protezione dai bombardamenti a Brescia.
Come in tutta Italia anche a Brescia dal 1934 venne istituito il Comitato Provinciale di Protezione Antiaerea, primo passo nella direzione di una difesa passiva della città, da affiancare a quella attiva contraerea; vi fecero parte vari Enti, quali il XIV Corpo dei Vigili del fuoco, il Servizio Sanitario del Comune di Brescia, le Squadre di operai dell’Ufficio del Genio civile, il Servizio femminile del Partito Fascista e la Sezione provinciale dell’Unione Nazionale Protezione Antiaerea (U.N.P.A.). Nel 1938 l’eventualità che la nazione potesse essere coinvolta in un conflitto mondiale spinse il Comitato bresciano dell’U.N.P.A. ad un’azione più decisiva per ottenere finalmente risultati tangibili. In città si perfezionò l’impianto elettro-acustico di allarme aereo, si istruì la cittadinanza circa l’oscuramento delle luci nell’eventualità di attacchi nemici durante la notte. La città venne divisa prima in otto rioni che dal 1943 divennero cinque zone, ognuna con un piazzale di concentrazione. Venne predisposto anche un piano di sfollamento della Città nei Comuni della Provincia. Vi fu una massiccia opera di propaganda e mobilitazione, condotta attraverso opuscoli, manifesti, cartoline, articoli di stampa, esercitazioni, corsi, conferenze. Tutto ciò servirà a ben poco per proteggere la popolazione dagli attacchi aerei alleati.
I Ricoveri.
Già dal 1935 vennero predisposti progetti di costruzione di ricoveri pubblici, privati e “speciali per ospedali, chiese, scuole, carceri e per gli uffici statali.L’entrata in guerra dell’Italia rese più stringente la necessità di provvedimenti di protezione antiaerea. Alla data del 3 marzo 1941 i ricoveri pubblici erano venticinque, sedici in fase di completamento. I ricoveri casalinghi erano, in linea teorica, obbligatori in ogni abitazione. Si posero sotto esame gli stabilimenti industriali, vincolati alla costruzione di ricoveri per le proprie maestranze. Ancora nel 1943, i ricoveri costruiti per la cittadinanza erano però largamente insufficienti.
All’inizio del 1944 la situazione dei ricoveri in Città era la seguente:
- Pubblici: 72 ricoveri per un capienza di 20.000 persone, a cui si aggiungeva la galleria sotto il castello, in costruzione, con una capienza di 5.000 persone (a galleria ultimata la capienza raggiungerà le 14.000 persone).
- Privati: 500 ricoveri, casalinghi e collettivi, erano stati costruiti dal Comune per una capienza di 27.000 persone. I ricoveri industriali collettivi garantivano una capienza di 24.000 persone.
La capienza complessiva dei ricoveri era quindi di 76.000 persone mentre la popolazione effettivamente residente nella città di Brescia si poteva calcolare approssimativamente in 93.000 persone.
Il “fosso”.
La popolazione delle zone periferiche ed agricole a sud della Città faceva i conti con la sostanziale assenza di opere di protezione dai bombardamenti; il ricovero per antonomasia era il “fosso”. Quando questo fosse stato asciutto e abbastanza profondo e ampio, poteva fungere da riparo dagli scoppi e dalle schegge delle bombe per molte delle persone che abitavano le cascine che punteggiavano i campi, nella speranza che una bomba non lo colpisse direttamente.Infatti, se la distanza da ipotetici obiettivi poteva in qualche modo essere rassicurante, di certo non garantiva protezione dalla macroscopica imprecisione dei bombardamenti alleati.
Le forze aeree alleate.
Nel teatro d’operazioni Mediterraneo (M.T.O. – Mediterranean Theatre of Operation) le missioni strategiche di bombardamento erano pianificate dal M.A.S.A.F. (Mediterranean Allied Strategic Air Force). Questa forza aerea era a sua volta strutturata su due grandi unità con basi in Puglia: la 15th Air Force dell’USAAF e il 205 Group della RAF.
La 15th Air Force impiegava i quadrimotori Boeing B-17 “Flying Fortress” e Consolidated B-24 “Liberator” per i bombardamenti; la scorta era fornita da caccia Lockheed P-38 “Lightning”, Republic P-47 “Thunderbolt” e North American P-51 “Mustang”.
Il 205 Group operava con bimotori Vickers “Wellington” e quadrimotori Handley Page “Halifax” e Consolidated B-24 “Liberator”. Questa unità era specializzata nelle incursioni notturne.1
Britannici e americani avevano approcci diversi nel condurre le azioni di bombardamento. I britannici erano favorevoli ai bombardamenti a tappeto a causa della mancanza di precisione dei loro aerei, mostrando in questo modo anche una totale indifferenza verso le vite umane. Gli americani, con sistemi di puntamento “migliori”, sostenevano che i bombardamenti di precisione diurni (i britannici bombardavano di notte) fossero più efficaci; essi non si opponevano al bombardamento notturno britannico per motivi morali, solo lo consideravano meno efficace.2
Gli obiettivi a Brescia.
Già alla fine del 1942 gli analisti americani avevano redatto un elenco dei potenziali obiettivi da colpire in Italia (stabilimenti metallurgici e chimici, fabbriche d’armi e di munizioni, centri di smistamento ferroviario, stazioni, linee ferroviarie, viadotti, porti, ecc.). Questi target vennero indicati su carte topografiche che erano utilizzate durante i briefing tenuti dagli equipaggi prima delle missioni.
Per la provincia di Brescia furono individuati cinquantuno obiettivi di cui undici nella Città di Brescia.
Tra il 1944 ed il 1945 le forze aeree alleate eseguirono su Brescia cinquantaquattro incursioni di cui undici bombardamenti: il primo il 14 febbraio 1944, l’ultimo l’8 aprile 1945:
- 14 febbraio 1944,
- 12/13 luglio 1944 (notturno),
- 13 luglio 1944,
- 17/18 settembre 1944 (notturno),
- 24/25 febbraio 1945 (notturno),
- 28 febbraio 1945,
- 2 marzo 1945,
- 4/5 aprile 1945 (notturno),
- 5 aprile 1945,
- 6 aprile 1945,
- 8 aprile 1945.
Dieci delle undici incursioni di bombardamento furono dirette contro lo snodo ferroviario che venne letteralmente raso al suolo e ridotto ad un cumulo di rovine. Solo l’incursione del 6 aprile 1945 ebbe quale obiettivo specifico la fabbrica d’armi “Breda”. Nessun’altro degli obiettivi individuati dagli analisti americani fu mai oggetto di una apposita incursione; alcuni, a causa della loro collocazione, furono comunque raggiunti da bombe destinate in realtà allo snodo ferroviario.
Le azioni di bombardamento degli Alleati furono quindi mirate a distruggere il materiale rotabile e le infrastrutture presenti in queste aree; i danni alla Città residenziale (in particolare causati dalle incursioni del 13 luglio 1944 e del 2 marzo 1945) rientrano, purtroppo, nella definizione di “danni collaterali”.
Le vittime dei bombardamenti.
Il numero delle vittime provocate dai bombardamenti su Brescia non fu mai calcolato con precisione dalle autorità dell’epoca. Solo a molti anni di distanza dalla fine della guerra, il ricercatore Lodovico Galli quantificò che i morti in Città furono quattrocentotrenta (di cui ventiquattro militari)3; un numero di perdite pesante ma obiettivamente molto inferiore a quello che sarebbe stato provocato con un solo, deliberato, bombardamento della Città residenziale. A questo scopo mi piace riportare un pensiero che la giornalista Anna Garofalo scrisse a Roma, nel suo diario, in attesa dei “liberatori” appena sbarcati ad Anzio:
Un nemico che ha dovuto farci molto male e a cui non sappiamo volerne per il male che ci ha fatto. Sul nostro povero corpo inerme egli ha dovuto colpire il cancro che ci divorava, tagliando la carne come fa il chirurgo col bisturi.4
Il monumento alle vittime civili.
Il 21 gennaio 2011 l’amministrazione comunale inaugurò il monumento dedicato alle vittime civili dei bombardamenti anglo-americani degli anni 1944-1945, collocato sul lato nord di piazzale della Repubblica. L’opera rappresenta un’onda, lunga circa otto metri con un’altezza che varia da settanta centimetri a circa tre metri, sulla quale sono incisi i nomi delle vittime; è stata realizzata in marmo di Botticino su progetto dell’architetto Giulio Andreoli, figlio di una vittima del bombardamento del 13 luglio 1944.
Lodovico Galli spinse fortemente nei confronti dell’amministrazione comunale per la creazione di un monumento che ricordasse tutte le persone colpite mortalmente dalle bombe calate dall’alto; i loro nomi ora sono incisi nella pietra a testimonianza di quei fatti e di quei drammatici giorni.




I danni alla Città provocati dai bombardamenti.
Anche se, come già detto, le azioni di bombardamento degli anglo-americani furono principalmente mirate a distruggere il materiale rotabile e le infrastrutture presenti nelle aree della stazione e dello scalo merci, la Città residenziale non rimase però indenne; i cosiddetti “danni collaterali” interessarono sia il nucleo antico sia le zone periferiche. Le incursioni più pesanti furono quelle del 13 luglio 1944 e del 2 marzo 1945.
Al termine del conflitto, dai rilievi effettuati dal Genio Civile, risultò che in tutta la Città e nell’immediata periferia si erano verificati i seguenti sinistri:

Dato che nell’aggregato urbano vi erano circa 100.000 locali, la percentuale di “sinistramento” risultò pari al 35,2%. A seguito di queste rilevazioni, Brescia fu considerata tra le Città gravemente sinistrate ai sensi del D.M. 18 luglio 1946 con conseguente possibilità di usufruire dei benefici e delle agevolazioni economiche a favore delle ricostruzioni previste dalla legislazione allora vigente.5 Anche il patrimonio artistico subì gravi danni, in particolare in occasione delle incursioni del 13 luglio 1944, del 24 febbraio 1945 e del 2 marzo 1945.6
Le bombe inesplose.
Durante i bombardamenti era possibile che alcune bombe non esplodessero, tipicamente a causa del malfunzionamento delle spolette di innesco. Ad esempio: nei giorni seguenti l’incursione del 14 febbraio 1944, furono individuate e “picchettate”, sedici bombe inesplose7; il 25 febbraio furono rinvenute ulteriori quattro bombe, fatte “brillare” dai “competenti tecnici della città […].“8.
Ai nostri giorni, in occasione di lavori di scavo o di sbancamento in aree che furono soggette a bombardamenti, vi è sempre la possibilità di “incappare” in un ordigno inesploso ed è quindi necessario operare nel rispetto delle norme in materia9. Ancora in tempi recenti, nell’area dello scalo merci di via Dalmazia, a seguito dei lavori di potenziamento del terminal ferroviario, sono state rinvenute due bombe inesplose (una nel mese di settembre e una nel mese di dicembre 2023). Questi “tardivi” ritrovamenti da un lato causano pesanti disagi alla popolazione residente nella zona, costretta ad allontanarsi durante le operazioni di disinnesco e rimozione dell’ordigno, dall’altro sono fonte di rinnovato interesse per gli appassionati degli accadimenti storici di cui trattiamo.

- A. Alberti – D. Vezzoli, OBIETTIVO BRESCIA, IBN Editore, 2016, p. 13. ↩︎
- C. Baldoli, I bombardamenti sull’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Strategia anglo-americana e propaganda rivolta alla popolazione civile, DEP n.13-14 anno 2010, pp. 36, 37. ↩︎
- R. Anni – M.P. Pasini, Brescia – Bombardamenti 1944-1955 – L’album fotografico di Luigi Orsetti, Archivio storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea, Brescia 2018, p. 15. ↩︎
- A. Garofalo, In guerra si muore, Universale Editrice, Roma 1945, p. 8. ↩︎
- Dalla relazione illustrativa del Piano Regolatore di ricostruzione della Città di Brescia, p. 1-2, in all. n. 8 alla delibera consiliare 15/3/1947 n. 7010. ↩︎
- In relazione ai danni subiti dal patrimonio artistico della Città si veda: C. Coccoli, 1943-1945: «Il patrimonio artistico bresciano distrutto dalle bombe dei “liberatori”». La cronaca dei danni e della ricostruzione monumentale attraverso la stampa periodica, in BRESCIA CONTESA, a cura dell’Associazione Bibliofili Bresciani “Bernardino Misinta”, Brescia 2013. ↩︎
- Elenco delle bombe inesplose e picchettate a tutto il 22.2.1944, Archivio di Stato di Brescia, fondo UNPA, b.74. ↩︎
- 2 marzo 1944. Rinvenimento di bombe inesplose, ibidem. ↩︎
- L. 177/2012, recante “Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza sul posto di lavoro per la bonifica degli ordigni bellici” D. Lgs 81/2008 (Testo Unico per la Sicurezza. ↩︎
