“Ricordo che era un giorno freddo ma con un bel sole…”.

Intervista a Ruggero Menini.

Ricordo che era un giorno freddo ma con un bel sole, ero appena tornato dalla scuola e stavo pranzando, mio fratello aveva già mangiato ed era corso in strada, al solito angolo,  ad incontrare la combriccola dei suoi amici prima di tornare al lavoro alla Tempini. Le finestre della stanza erano chiuse e la radio accesa, non sentimmo l’allarme; per fortuna ci avvisò il vicino di casa (sig. Bonometti).

Comincia in questo modo la mia intervista a Ruggero Menini1, classe 1936, che nel febbraio 1944 abitava con la famiglia in via Piemonte nel quartiere Bottonaga.

Ruggero Menini (settembre 2024).

Continua Ruggero:

Nei giorni precedenti in varie occasioni lo avevamo sentito (l’allarme nda), allora si lasciava la casa e ci si dirigeva verso la via Flero. Nel tragitto si cercava rifugio nei campi ai lati della strada, mettendosi al riparo nei fossi, o nelle cascine della zona. Non vedemmo però nessun aereo da bombardamento in quelle occasioni.2

Dall’incontro con Ruggero è nata una chiacchierata a “ruota libera” di cui ho trascritto le parti che nella sostanza rispondono alle domande che mi ero preparato in precedenza:

D         Dove era collocata la sirena dell’allarme aereo nella vostra zona?

R         Non lo so di sicuro ma credo fosse la sirena dei Magazzini Generali Borghetto.

D         Esisteva un rifugio in zona? Dove era collocato?

R         Si esisteva, era collocato all’inizio di via Piemonte dove ora c’è il fabbricato che ospitava le suore, ma noi non ci siamo mai andati.3

D         Con chi era quella mattina quando uscì di casa a causa dell’allarme?

R          Uscii di casa con la mia mamma e percorremmo via Sicilia, via Lombardia, via Don Bosco, passammo davanti alla ditta Besenzoni4 e poi svoltammo a destra in via Corsica. Dopo pochi metri ci infilammo in una strada che iniziava dalla via Corsica, di fronte alla cascina Magnolie5, e si inoltrava nei campi verso quello che oggi è il quartiere Lamarmora. Camminammo per alcuni minuti e ci riparammo in un fosso che era collocato nell’area dove oggi si trova il parco Pescheto e la piscina comunale.

D Quanti aerei vide e in quante ondate si presentarono?

R          Mentre ancora eravamo in via Corsica vidi che nel cielo, blu, limpido, c’erano molte scie.6 Dopo una quindicina di minuti che ci eravamo sistemati nel nostro “rifugio” una persona del nostro gruppo disse: “Se ne sono andati.”.

Large formation of Boeing B-17Fs of the 92nd Bomb Group. (U.S. Air Force photo)

D         Quanto durò la caduta delle bombe? Vi furono degli intervalli?

R          Uscimmo dal fosso e riprendemmo la via di casa, dopo avere percorso forse cento metri sentii una persona che disse: “Stanno ritornando!” e poco dopo iniziarono a cadere le bombe. Ci buttammo tutti a terra e venni colpito dalle zolle di terreno rivoltate dallo scoppio di una bomba caduta vicino. Mia mamma si era fermata poco più avanti con un’altra donna, vicino ad un filare di platani, e continuava a chiamarmi; io attesi che terminassero gli scoppi e poi insieme, spaventati e disorientati, tornammo dove ci eravamo rifugiati poco prima ma trovammo che al posto del fosso c’era una buca enorme causata da una bomba.

Il cratere di una delle bombe cadute nell’area in cui si rifugiò Ruggero, area che corrisponde all’odierno parco “Pescheto”.
Sullo sfondo si individuano l’essiccatoio dei Magazzini Generali Borghetto, oggi non più esistente, e la chiesa della parrocchia S. Giovanni Bosco. (ASBs)

D Come si comportò la gente per strada? Vide delle persone ferite?

R         Ritornammo allora sulla via Corsica, saranno state forse le due e mezza, e vidi che da un “rifugio” collocato vicino alla cascina Magnolie7 uscivano delle persone che piangevano ed alcune che erano ferite. La preoccupazione era anche per mio fratello che non era con noi; ci dissero che davanti alla ditta Besenzoni c’era un giovane ferito, tornammo allora in via Don Bosco ma una volta giunti sul luogo indicatoci non trovammo nessuno.

D         Vide dei soccorsi giungere a breve?

R          Sentimmo le ambulanze che andavano verso la cascina Bresciani (o Braga)8 dove ci dissero era stato allestito un sorta di punto di raccolta per i feriti. Passando per i Pilastroni9 ci recammo sul posto per vedere se c’era mio fratello ma non lo trovammo. Da lì seguendo via Dalmazia e poi passando davanti ai Magazzini Generali siamo quindi tornati a casa. Tutt’oggi non so dove si fosse rifugiato mio fratello durante il bombardamento.10

D         Cos’altro ricorda di quel giorno?

R         La nostra casa non aveva subito dei danneggiamenti, salvo i vetri delle finestre che erano rotti, immagino a causa dello spostamento d’aria causato dallo scoppio delle bombe. Il mio papà non era a casa, era al lavoro, lavorava alle Poste dove faceva il “guarda fili”.11 Lui fece la guerra in Libia12, la Prima guerra mondiale sull’Ortigara e la Seconda guerra mondiale in Albania.
La sera stessa del 14 febbraio, grazie alle conoscenze della famiglia della mia mamma, ci trasferimmo tutti a Rezzato dove ci sistemammo in una stanza all’interno di una casa sita nei pressi della villa Fenaroli.13 Rimasi a Rezzato circa un anno e mezzo. Mentre eravamo li varie volte ho potuto vedere degli aerei che volavano verso nord, forse diretti al Brennero. Ho potuto anche assistere, dalla collinetta posta dietro alla villa Fenaroli, ad altri bombardamenti di Brescia.

Il tragitto di Ruggero riportato su parte della planimetria dei punti di impatto delle bombe (ASBs, fondo UNPA, b.74). Ellaborazione dell’autore.

Legenda percorsi:

Cronologia breve di confronto
A confronto gli orari ipotizzati nel racconto di Ruggero, con quelli rilevati dai documenti consultati.

Dal racconto di RuggeroorarioDai documentiorario
Ero appena tornato da scuola...12:30 ipotizzato  
  Stato di allerta.12:34 14
Allarme aereo, Ruggero non lo sente. Inizia l’allarme aereo.12:45 15
La famiglia di Ruggero viene avvisata dal vicino del pericolo e abbandona la casa;13:00 ipotizzato  
Percorsero le vie indicate sopra fino al “fosso-rifugio” in cui si ripararono; in cielo si vedevano le scie lasciate dagli aerei.13:15 ipotizzatoGli aerei dei sei gruppi da bombardamento (2nd, 99th, 301st, 97th – 376th, 450th) sono su Verona: obiettivo primario.13:15-13:30 16
Rimasero al riparo nel “fosso-rifugio” per circa quindici minuti.”Se ne sono andati.”Uscirono dal rifugio.13:30 ipotizzato
Lasciarono il “fosso-rifugio” e percorsero circa un centinaio di metri.”Stanno ritornando!”Iniziarono a cadere le bombe.13:40 ipotizzatoGli aerei (solo 301st BG) si ripresentano su Brescia: obiettivo secondario. Il bombardamento dura tre minuti.13:38-13:55 17
Terminate le bombe, tornarono al “fosso-rifugio” ma lo trovarono distrutto e quindi raggiunsero la via Corsica.14:30 ipotizzato  
  Cessa l’allarme aereo.15:00 18
Cercarono senza esito il fratello in via S. Giovanni Bosco e in via Dalmazia per poi tornare a casa.15:30 ipotizzato  

  1. Intervista del 19 settembre 2024. ↩︎
  2. Dall’inizio del 1944 al 14 febbraio 1944 compreso furono lanciati undici allarmi antiaerei di cui tre nel mese di febbraio. ASBs, fondo UNPA, b.74 – Attività aerea nemica – dal 8 agosto 1943 al 22 marzo 1944. ↩︎
  3.  In zona esistevano alcuni rifugi in posti pubblici e privati, tra i quali: Asilo Francesco Crispi – via Brozzoni (capienza 40 posti), Eredi Orefici – via Corsica 43 (66 posti), Avv. Brunelli e Montini – via Corsica 35 – 37 (50 posti), Coop Edile Ferrovieri – via Piemonte 26 (44 posti), Panizza cav. Celestino – via Sicilia 2 (46 posti), Milani Fili, via Sicilia 15 (44 posti), Eredi Pecci – via Marche 6 (28 posti), S.A. Artezina di Verona – via Don Bosco 15 (150 posti), Comune di Brescia, via Lamberti 16-18 (220 posti), Sorelle Botti – via Corsica 23 (184 posti), Casa Botti – via Corsica 25b (334 posti). Vi era inoltre un rifugio in tubolare rinforzato, in posizione non definita, e con una capienza di 160 posti. Zanini Maurizio , op. cit, p. 221. ↩︎
  4. La ditta di sollevamenti Besenzoni aveva la propria sede all’angolo S O tra la via S. Giovanni Bosco e la via Corsica. ↩︎
  5. Ancora oggi,  al numero civico 148 di via Corsica, sono visibili i due pilastri che segnavano l’ingresso della Cascina Magnolie; di fronte inizia una via traversa che termina dopo una cinquantina di metri. ↩︎
  6. Le scie appartenevano agli aerei dei gruppi da bombardamento diretti a Verona, il loro obiettivo primario. A quell’ora avevano già lasciato il cielo di Brescia, volavano in direzione N N-E verso il lago di Garda. ↩︎
  7. “… una montagna di terra”. Si trattava probabilmente di una sorta di rifugio costruito “artigianalmente”. ↩︎
  8. La cascina era collocata nell’area oggi individuabile nella confluenza tra le odierne via Dalmazia e via Orzinuovi. ↩︎
  9.  Località storica collocata alla confluenza tra le odierne via Corsica e via Lamarmora. ↩︎
  10. Il fratello sopravvisse al bombardamento e alla guerra. ↩︎
  11. Era l’operaio addetto alla sorveglianza ed eventualmente alla riparazione delle linee aeree elettriche, telegrafiche e telefoniche, e, in certi ambiti, anche, della rete aerea delle ferrovie e delle tranvie elettriche. Aveva il compito di individuare, a vista, percorrendo il tracciato di una palificazione, guasti ai circuiti aerei causati da rotture e provvedere di conseguenza. Questo mestiere oggi non esiste più (Mestieri estinti – http://bypassdue.blogspot.com/2012/04/guarda-fili.html). ↩︎
  12.  La guerra italo-turca (nota in italiano anche come guerra di Libia, impresa di Libia o campagna di Libia e in turco come Trablusgarp Savaşı, ossia Guerra di Tripolitania) fu combattuta dal Regno d’Italia contro l’Impero ottomano tra il 29 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912, per conquistare le regioni nordafricane (Wikipedia). ↩︎
  13. https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Fenaroli ↩︎
  14. ASBs, fondo UNPA, b.74 – Comunicazione della Prefettura di Brescia al Ministero dell’Interno in data 16/2/1944 XXII: “Relazione sulla incursione del 14/2/1944”. ↩︎
  15.  ibidem. ↩︎
  16. Si veda: Obiettivo primario: Verona. ↩︎
  17. ASBs, fondo UNPA, b.74 – Comunicazione della Prefettura di Brescia al Ministero dell’Interno in data 16/2/1944 XXII: “Relazione sulla incursione del 14/2/1944”. ↩︎
  18. ibidem. ↩︎


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